Un recente studio, realizzato dall’Istituto di ricerca ISGlobale e pubblicato su The Lancet, ha analizzato il fenomeno dell’isola di calore urbana in 93 città europee durante l’estate del 2015, quantificando l’effetto benefico della copertura degli alberi in città sulla salute: ebbene, portarla al 30% della superficie cittadina, solo a Roma risparmierebbe 206 morti dovuti al caldo eccessivo, oltre 9 su 100 mila abitanti. Le aree aperte alberate possono infatti essere più fresche fino a 5°C rispetto a quelle prive di vegetazione. E parliamo di una ricerca effettuata su dati di oltre 7 anni fa: da allora, la situazione si è rapidamente fatta molto più critica. Le temperature medie (e le città si scaldano al doppio della media delle campagne) stanno aumentando, abbiamo già una possibilità su due di sforare nel corso di questo decennio un aumento della temperatura media globale di 1.5°C rispetto a com’era il clima sulla Terra prima della rivoluzione industriale.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato Mark Nieuwenhuijsen, direttore dell’Iniziativa per la pianificazione urbana, l’ambiente e la salute presso ISGlobal – è informare i decisori locali sui benefici dell’integrazione delle aree verdi in tutti i quartieri, al fine di promuovere ambienti urbani più sostenibili, resilienti e sani. I nostri risultati mostrano anche la necessità di preservare e mantenere gli alberi già presenti, perché sono una risorsa preziosa e la crescita di nuovi alberi richiede molto tempo. Non si tratta – spiega – solo di aumentare gli alberi in città, ma anche di capire come sono distribuiti. In questo caso abbiamo esaminato solo l’effetto rinfrescante degli alberi, ma rendere le città più verdi comporta molti altri benefici per la salute, tra cui un’aspettativa di vita più lunga, meno problemi di salute mentale e migliori funzioni cognitive”. Senza contare la rivalutazione, a livello di mercato immobiliare, di cui gioverebbero stabili ed edifici immersi nel verde.
Già a maggio del 2022 Roma Capitale aveva firmato un accordo con Crea per piantare un milione di alberi tra capitale e provincia usando i fondi del Pnrr. Obiettivo, raggiungere la neutralità climatica chiesta dall’Ue entro il 2050 e ridurre i gas serra dell’Agenda Onu 2030.Purtroppo si sta procedendo lentamente, anche in rapporto a quelli tagliati nel frattempo perché agonizzanti o d’intralcio ai cantieri e alle attività di costruzione e manutenzione. Per il triennio 2022-2024 sono stati richiesti al governo 35 milioni di euro così suddivisi: 9 milioni per 208mila piante per 208 ettari per la prima annualità; 9 milioni per 208mila piante per 208 ettari per la seconda annualità e 17 milioni per 392mila piante per 392 ettari per il 2024. Per mettere così tanti alberi la città deve essere concepita e progettata insieme a loro. In questo senso è strategico – sempre alla luce del cambiamento climatico – anche sapere quali specie piantare e dove, in quali luoghi e posizioni, per far sì che vivano a lungo e non intralcino strutture e infrastrutture: a questo serve, tra le altre cose, proprio la scienza agronomica.
A Barcellona ad esempio tengono conto della biodiversità e, per bilanciare il dominio di determinate specie, dal 2060 nessuna potrà rappresentare il quindici per cento del totale, così da rendere il verde urbano più resiliente a malattie o shock. Inoltre, il 40% degli alberi deve essere adattabile alla crisi climatica: d’altra parte non avrebbe senso combattere il caldo piantando alberi che saranno uccisi dal caldo. E non contano solo i grandi alberi, vanno bene anche soluzioni innovative, come alla stazione degli autobus di Heerlen, in Olanda, con la sua copertura naturale fatta di vite. Inoltre è fondamentale la distribuzione: al residente di un agglomerato residenziale periferico ad alta densità di popolazione, cambia poco che a due chilometri o dieci fermate di metropolitana di distanza i viali siano pieni di alberi e ci siano grandi parchi. Insomma la copertura arborea deve essere equa e adeguata, non solo ampia: le medie cittadine, che derivano da studi e report, sono spesso fuorvianti e bisogna ragionare in una logica di quartiere.
