La progettazione di un giardino terapeutico rappresenta un processo articolato che richiede una visione multidisciplinare, capace di integrare aspetti agronomici, paesaggistici, terapeutici e sociali. L’obiettivo principale è la creazione di uno spazio verde sicuro, accessibile e stimolante, in grado di favorire il benessere fisico, mentale ed emotivo degli utenti, attraverso l’interazione attiva con la natura.
Un elemento centrale nella progettazione è la selezione delle specie vegetali. Le piante devono essere sicure per l’utenza, quindi prive di tossicità, spine o potenziale allergenicità, oltre che facili da coltivare e tolleranti agli stress ambientali. È opportuno evitare specie invasive che possano compromettere la biodiversità del giardino, privilegiando invece varietà a ciclo breve, che consentano attività rapide e gratificanti. L’impiego di piante aromatiche e officinali – come lavanda, salvia, camomilla e genziana – è particolarmente indicato per i loro benefici sensoriali e terapeutici. Piante dai colori vivaci, come gerani e ibischi, stimolano la vista e migliorano l’umore.
Dal punto di vista progettuale, è fondamentale garantire l’accessibilità a tutti gli utenti. I percorsi devono essere realizzati con materiali drenanti, stabili e antiscivolo, e dotati di guide tattili e visive per supportare le persone con disabilità sensoriali o motorie.
Il giardino deve essere organizzato in aree tematiche funzionali: spazi per la coltivazione di ortaggi e frutteti, zone con piante aromatiche, prati fioriti per la biodiversità, aree relax con panchine e ombreggiature, una struttura protetta costituita da una serra climatizzata per le colture invernali e una zona coperta per attività di gruppo. In contesti specifici, come l’assistenza a persone con Alzheimer, la scelta vegetale e l’architettura dello spazio devono evitare stimoli eccessivi e percorsi complessi, favorendo invece la riconoscibilità e la stimolazione sensoriale mirata.
Dal punto di vista agronomico, la gestione deve essere interamente sostenibile. È vietato l’uso di fitofarmaci: si privilegiano metodi naturali come la rimozione manuale dei parassiti, che oltre a tutelare la salute umana e ambientale, costituiscono vere e proprie attività terapeutiche. La promozione della biodiversità avviene anche attraverso la diversificazione cromatica delle fioriture, per attrarre insetti impollinatori e predatori naturali. La realizzazione di rifugi per insetti può essere proposta come attività manuale durante i mesi invernali.
L’irrigazione, salvo casi di emergenza, dovrebbe essere manuale: utilizzare degli annaffiatoi favorisce la motricità fine e la connessione emotiva con le piante. L’attività di compostaggio, oltre a garantire un ciclo virtuoso dei rifiuti organici, rappresenta un’occasione educativa e terapeutica, così come la manutenzione degli attrezzi, la pulizia dei percorsi e la cura dei manufatti in legno.
Per migliorare l’accessibilità, soprattutto per persone con disabilità motorie, è consigliabile l’utilizzo di letti rialzati, che permettono di svolgere attività di giardinaggio senza la necessità di piegarsi. Questi supporti, dotati di bordi arrotondati e privi di spigoli, facilitano l’avvicinamento anche da parte di persone in carrozzina, rendendo il lavoro più comodo e sicuro. L’altezza dei letti può essere determinante per il comfort e la durata delle attività, contribuendo anche all’aumento dell’autonomia e della fiducia in sé stessi. Tra i metodi innovativi adottabili nei giardini terapeutici figura anche il Square Foot Gardening, elaborato da Mel Bartholomew nel 1981. Questo sistema di coltivazione, pensato per letti rialzati, consente di ottimizzare lo spazio, ridurre il consumo di acqua e il lavoro richiesto, limitare la crescita di infestanti e minimizzare gli sprechi fino all’80%. Questo sistema offre la possibilità di coltivare una vasta gamma di specie in uno spazio limitato, migliorando il controllo e il riconoscimento del proprio.
In sintesi, la realizzazione di un giardino terapeutico efficace si fonda sull’applicazione di criteri progettuali attenti all’accessibilità, all’interazione sensoriale e alla sostenibilità agronomica. Le metodologie chiave comprendono: la scelta accurata delle specie vegetali, la progettazione inclusiva degli spazi, l’impiego di tecniche di gestione ecocompatibili e l’attivazione di pratiche terapeutiche basate sulla cura del verde. Questi elementi concorrono alla creazione di un ambiente che non è solo luogo di coltivazione, ma anche strumento attivo di cura, educazione e inclusione.
Dafna Terracina
Bibliografia
Bartholomew, M. Square Foot Gardening. Rodale Press, 1981.
Gattefoss´e, R., and Tisserand, R. Gattefoss´e’s. Aromatherapy. Penguin Random House, 1928.

Ottimo articolo!
Davvero interessante!
Un articolo davvero ben articolato che evidenzia l’importanza di un approccio multidisciplinare nella progettazione dei giardini terapeutici. Molto interessante l’enfasi posta sulla scelta consapevole delle specie vegetali e sull’accessibilità per tutte le tipologie di utenti. Apprezzo in particolare il richiamo alla sostenibilità agronomica e alla funzione educativa e terapeutica delle attività manuali come l’irrigazione o la costruzione di rifugi per insetti. Sarebbe interessante approfondire anche il ruolo della partecipazione attiva degli utenti nella fase progettuale: quanto influisce sul senso di appartenenza e sull’efficacia terapeutica dello spazio? Complimenti per la chiarezza e la completezza del contributo!
Dalla teoria ai fatti. Un’ottima guida per progettare i giardini terapeutici. Grazie per la chiarezza e le indicazioni, facilitano la possibilità di iniziare a pianificare il lavoro da fare. Molte grazie🙏🏻
L’articolo offre una visione davvero completa e sensibile del giardino terapeutico come spazio multifunzionale. Colpisce positivamente la cura nel bilanciare estetica, funzionalità e sicurezza, ma soprattutto l’approccio umano, che mette al centro la relazione tra persona e natura. L’attenzione alla sostenibilità, unita alla dimensione educativa e sociale, rende questo tipo di progettazione un modello virtuoso da promuovere maggiormente anche in ambito urbano. Sarebbe interessante considerare anche l’impatto a lungo termine di questi spazi sulla qualità della vita degli utenti.
Un tema fondamentale a cui dare rilevanza, articolo molto interessante!